martedì, 04 novembre 2008

We face the path of time
And yet I fight
And yet I fight
This battle all alone

alice in chains, "nutshell"

Questo senso di inettutudine e inconcludenza, di abbandono e d'inadeguatezza, di "lasciato a metà", d'insepresso timore anche quando l'amore è avvolgente e sincero intorno, rende l'aria ancora più carica di senso di colpa e insofferenza. Di rabbia nell'essersi lasciati andare, trasportati da una corrente cieca e fredda: non riesco a risalire il fiume. Dalla cascata sono semplicemente passata in un altro affluente ma sono sempre immersa nel freddo e nel buio. Ogni tanto mi faccio forza e riesco a far emergere gli occhi e vi vedo: ti vedo mentre mi abbracci prima di addormentarti e poi inizi a russicchiare, vi vedo mentre discutete apparecchiando la tavola, ti vedo mentre suoni il piano, ti vedo mentre guidi la macchina e inizi a lamentarti del traffico, ti vedo quando mi fissi mentre mangio e ti dico di smetterla.

Però poi vengo ritrascinata giù e non riesco ad uscire da sotto le coperte e mi fa stare male il pensarmi tra gli altri, il prendere la metro, seguire le lezioni, fare benzina, tornare a casa e avere la sensazione di non servive a niente. Suonare, studiare, pensare, fare le file, prendere gli appunti, ripetere, fare le scale e gli arpeggi, tornare a casa, sistemare il demo, scegliere i suoni, le parole, i comportamenti da sola: sempre da sola, tutto da sola. Sentirmi stupida: sempre da sola. Come fate? Qual è il segreto? 

Mi risulta più semplice perdermi il sole e la gente, me stessa e le note e le parole: sotto alle lenzuola niente mi tocca e vivo tutto ciò che voglio, nessuno mi fa sentire stupida o inadatta...ecco che l'acqua ha riempito la stanza e mi trascina giù, di nuovo. Voglio risalire ma ho paura di essermi abituata: nessuno ha notato la differenza.

E' cambiato tutto per me e la crudeltà del "reale" è far sì che tutto continui, spietatamente, ad andare avanti. Presuntuosamente avrei gardito un bello stacco spazio-temporale, una contrazione universale seguita da una nuova rinascita cosmica, uno stop molecolare che sottolineasse il tutto.

Invece tutto scorre: panta rei: nelle classi si fa lezione, gli altri allievi continuano a studiare Sor e Giuliani, le altre automobili vengono portate a fare benzina, le altre persone continuano a fare spesa e a superarti anche mentre ti dicono: ora riprenditi e riposati e poi riprendi tutto. Intanto loro sono corsi avanti e più ti riposi e più soffri nel rimanere indietro e più rimani indietro più non senti la forza per recuperare la strada e sembra tutto così crudele e assurdo. Se io mi fermo per un minuto, tu, voi non vi fermerete con me, mi lascerete indietro...ecco, la corrente mi porta sempre più giù.

Che senso ha svegliarsi, studiare, faticare, perdere quattro, cinque ore su un pezzo di legno, stare su Adorno e su Bachtin quando capisci perfettamente che non importa. Tu lo fai ma non importa. Smettila di fare tutto quel che stai facendo e che pensi, o che hai creduto fin'ora, avesse un senso: senti? la lancetta continua a contare, il televisore non ha smesso di blaterare, la tua compagna non ha smesso di prendere appunti, la musica non ha smesso di suonare.

Non credo di avere la forza di volontà necessaria per "la vita per la vita", per "lo studio per lo studio", per "l'arte per l'arte" e per "il cibo per il cibo", "il dormire per il dormire", "il sesso per il sesso", "l'amore per l'amore", "il socializzare per socializzare". L'autorealizzazione non dovrebbe essere solo interiore, dovrebbe essere sociale ed extrasoggettiva. A che scopo? Perchè? C'è davvero un senso diretto alla vita che facciamo o deve, necessariamente, essere legato all'intricata massa "socio-economico-politico-religiosa " in cui viviamo e che siamo?

Ancora non ho capito perchè continuo a fare ciò che faccio dopo aver vissuto/imparato ciò che ho vissuto/imparato: cos'è che mi fa ottusamente andare avanti conoscendo il dietro le quinte di ciò che ho scelto? Perchè mi sento imprigionata in una tristezza e solitudine senza fine, in un senso di colpa e inettitudine che non dà tregua? Perchè anche se so che, teoricamente, dovrei essere machiavellicamente l'artefice del mio destino mi sento manovrata da una coscienza che tanto cosciente non è? Cos'è che mi blocca che mi frena che mi..glu glu glu-------------------plof.

Domani ci riprovo e so che sono rimasta fuori da me per tanto tempo, così tanto che devo rifamiliarizzare con me giorno dopo giorno, nota dopo nota, pagina dopo pagina. Voglio ricominciare a godermi tutto il sole che c'è e anche la pioggia e tutte le ore e i minuti che sto perdendo e sprecando (?) ma più me lo ripeto più fallisco e le mattine diventano pomeriggi e anche se faccio finta di correre con gli altri, alla fine della batteria giornaliera, a me rimane un terribile fiatone.

 

giovedì, 25 settembre 2008

E se mi si premia dovrò pur ringraziare, no? Anche se comporta un'eccezione ai miei tempi di produzione lentucci anzi che no! :)



Ringrazio l'amico nonchè collega bloggoso Uriel Valmont (http://esmusssein.splinder.com) per aver segnalato il mio blog per il premio "Brillante Weblog".
Brillante weblog è un premio assegnato ai siti e ai blog che risaltano per la loro brillantezza sia per quanto riguarda i temi, che per il design. Lo scopo è quello di promuovere tutti nella blogosfera mondiale. Al ricevimento del premio bisogna:
1. Scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog;
2.Scegliere un minimo di 7 blog che si ritengono brillanti nei loro temi o nel loro design. Esibire il loro nome e il loro link ed avvisarli che hanno ottenuto il Premio "Brillante Weblog";
3. (facoltativo) Esibire la foto o il profilo di chi ti ha premiato e di chi viene premiato nel tuo blog.
"Esquillino le trombe Sinore e Siniori".....

Ecco i blog da me scelti:

Ho bissato a qualcuno il premio ma non me ne si vorrà per questo :D e poi: "e mica posso fa' tutto io" (parola di Quelo).

Lascio il podio con un ulteriore ringraziamento al Prestidigitatore:

 

 

martedì, 23 settembre 2008

che se deve fa' pe' arruffasse 'n par de crediti sullo statino signora mia...

ok, ho i miei pregiudizi riguardo un certo tipo di letteratura(?) ma leggendo il Baricco romanziere (da saggista è "sostenibile"), fin dal primo paragrafo, il pensiero è stato il seguente:

un altro pensiero è stato: " e noi a baricco lo menamo e lo menamo lo menamo:sì sì sì!!! e lo menamo e noi a baricco lo menamo...ecc."

e detto questo non mi dilungo...anche se ne avrei di cose da dire: dalla punteggiatura ai contenuti allo stile, senza dimenticare quel modo odioso e irrispettoso dell'intelligenza  del lettore di "ammiccare". però è meglio non risultatre spizzosi e snobbbbbb quindi me fermo.

lo so, è un post  mooolto stupido: non mi sto impegnando molto. Sono stanca, ce s'è messo pure Baricco e in qualche modo dovevo sfogarmi....il caro Al è stata una preda facile (ihihihuazauaz) :P

la mia donnicciuola me ne vorrà (dai così siamo pari: tu contro il mio jim morrison e io conto il Baricco) ma me l'hai scritto anche tu: Baricco o si ama o si odia..

per chiudere vi lascio con piccole perle baricchiane (personalmente, ieri sera, dopo averle lette ho vissuto una particolare esperienza extracorporea: ho visto la mia persona alzarsi dal letto e con il pigiama con gli orsetti dirigersi sul treno. Con un'espressione alla zia nora  zia nora2 mostrare il biglietto al controllore, arrivare a Torino, citofonare a Baricco e (sempre con la stessa espressione) infilargli le pagine "più belle" giù per "lo tubo digerente",  ripercorrere all'inverso il tragitto e finalmente dormire sonni tranquilli.) :

-Edel, c'è un modo di fare degli uomini che non facciano del male?/ Se la deve essere chiesta anche Dio, questa, al momento buono.

-[...] con le gambe rannicchiate, e le mani chiuse, a pugno (ora, giusto per chiarire, la proposizione secondo la logica della punteggiatura di Baricco è composta dalle due frasi: A con le gambe rannicchiate a pugno; B e le mani chiuse. Vi lascio riflettere....fatto? (alla "Mucciaccia") dov'è il senso? l'obiettivo "fatico", come si suol dire, è stato raggiunto con successo? Noooo porc*****!!!! Logica vuole che il costrutto sia: "con le gambe rannicchiate e le mani chiuse a pugno". Senza virgoleeee: lascia in pace le virgole (e i "che" polivalenti che fanno "figo" e ti piacciono tanto). Le proposizioni parentetiche nella grammatica italiana hanno un preciso senso logico NON SERVONO ALL'INTONAZIONE DA FIGO DELLA FRASE: ARGHHHHHHHH!

-Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio.  Devo commentare? nemmeno Clara di Heidi arriva ad essere così patetica...ah, signora mia.

zia nora

lunedì, 30 giugno 2008
Non ci sentiamo nè ci vediamo più come una volta, così spesso e così tanto. Ci sono alcuni momenti in cui la nostra amicizia mi manca davvero tanto e provo una sensazione strana, come di tanti pizzicotti sulle braccia. Dal primo liceo ad oggi sono cambiate tantissime cose: io, tu, le nostre abitudini, il conforto di sapere che si stanno condividendo e affrontando insieme le stesse facce e situazioni e interrogazioni e compiti in classe, la sicurezza pubblica (dato che ad entrambe hanno dato la patente -___-"), le persone che vediamo a lavoro e all'università, tutte le esperienze e le difficoltà che abbiamo vissuto separate e che spesso si è troppo stanche e provate, o semplicemente si ha paura di annoiare l'altra, per raccontare- come una volta ci si raccontava tutto- parola per parola. Tante volte, però, in questi anni ti avrei voluta vicina. Avrei voluto il tuo affetto e la tue battute stupide per ricordarmi di non prendermi troppo sul serio..perchè anche quando non eravamo d'accordo non ci abbandonavamo mai e non ci si giudicava mai. C'eravamo io e te, uguali e leali.
Ad ogni modo, le cose fondamentali sono rimaste invariate: il bene che ti voglio e la nostra empatia a distanza da far rabbrividire anche Asimov e gli sceneggiatori di Star Trek...come canterebbe il caro, buon, vecchio Silverstri: quando io piango, tu piangi, quando io rido tu ridi...
Ed è "solo pi téé" che faccio questa parentesi smielosa e appiccicaticcia su "codesto blogghe" tutto impettito e barboso :P "ti vogghio bene" (e dato che lo sai che è difficile che la coltre artica si apra di nuovo salvate 'sta pagina :P)
Live@ circolo degli artisti, roma 29/06/08
"Grigio", testo e musica di Flavia Pasqui. Il testo è liberamente ispirato al post "Grigio" di Alessandra Pagano

 

martedì, 17 giugno 2008
Ultimamente non mi sento proprio in forma e spesso nell'apice del malessere ci si richiude a riccio e non si ha voglia di mettere su parole su parole per sublimare o cercare di capire il "male". Per il momento e per quanto mi riguarda sono al punto in cui sono così stanca di tutta la Situazione che non mi va nemmeno di "fare qualcosa" in merito ma mi lascio pigramente avvolgere dall'ansia e dal terrore e dal "male" stesso. Sono disillusa e scoraggiata e i "sospironi" riempiono le mie sonnacchiose, seppur piene di cose, giornate. Non avevo voglia nè di scrivere nè di sentirmi peggio scrivendo in modo così sciatto e superficiale "codesta roba" ma ho scoperto, grazie ad un gamberetto urlante, questi video che descrivono ESATTAMENTE come ci si sente in questi momenti.

 

Antonio Rezza, "L'orrore di vivere".
martedì, 06 maggio 2008

Come nubi

nei mesi del primo sole

gli affanni e i pensieri scuri

vanno a poco a poco

trascolorandosi e spegnendosi.

In un sussurro di sguardi

dove la tua anima bacia la mia

io non ho più fretta

sento i gelsomini aprirsi

l'odore tranquillo c'avvolge

e lo stomaco smette di mordersi

il cuore di sofforcarsi

tu di nasconderti.

Questo è l'attimo di primavera

infinitesimo e atteso

prima che le nubi

rioscurino il cielo

(4/5 maggio 2008)

c'era un'affascinante malinconia dietro ogni parola e ogni gesto di Liliana(1) e quando Rhoda(2) volteggiava ad occhi chiusi sul prato morbido ogni suo nervo si tendeva verso il sole e verso il cielo, abbandonando ogni insicurezza e ogni timore, lasciandosi libera di toccare l'aria e sentire la terra. invidio le api e i ranuncoli di Emily(3): l'attenzione e l'intensità che gli dedicava. amo ogni centimetro di Virginia(4): i suoi capelli, così inglesi, le sue labbra autoritarie e tristi, i suoi occhi profondi, severi e provati...avrei tanto voluto essere la sua Sig.ra Dalloway(5) per regalare dei fiori alla sorella di Shakespeare(6)...un verme con le ali d'aquila; lo spirito della vita e della bellezza, che taglia il lardo in cucina*. vorrei rubare l'identità di Orlando(7) per respirare i profumi del tempo che passa e dello spazio che resta; come Gabriella(8) cucinare piatti divini ed essere di una semplicità che irradia purezza e amore. come Jane(9) bruciare dentro della passione più vera e sincera che smuove gli uomini e gli eventi. come Sylvia(10) soffrire amando tacitamente ogni cosa e scrivere di olmi e di caccia e di sangue e palloncini. amo la rotondità della "o" e ogni volta resto spiazzata dalla genialità della "a", ogni tanto mi soffermo a pensare alla "b" ai suoni delle parole al senso che gli si attribuisce e quale lingua(linguaggio) riesce meglio nell'impresa di afferrare "le qualità essenziali" **del reale? o come direbbe qualcuno: in nessun modo la sensibiltà degli uomini conduce al vero**? ma se così fosse perchè riesco a vederti Alcione(11)? e perchè riesco a sentirti Ecuba(12)? che dici Eveline(13)? su cosa stai piangedo Lisabetta(14)? Diana(15) perchè corri in questo modo? Didone(16) perchè urli in questo modo? Eva(17) ti sto ascoltando.

così celebro i miei ventun'anni: tentando di ricordarmi perchè faccio quel che faccio, perchè mi piace farlo e perchè senza tutta questa "finzione" di cui mi nutro non riuscirei mai a sentirmi viva e reale.

Un tempo, primavera.

 

L'erba si lascia accarezzare dal vento

le api e i fiori

timidamente-

si presentano al sole

il ghiaccio libera il passo

a formiche e margherite

e le mie mani si ricongiungono alle tue

in un impeto di fiducia e pace

che rassicura e addomestica-

l'angoscia di un sogno

un pensiero fugace

frantumato

da una gelata improvvisa.

(23 marzo 2008)

Snoopy1612

 

* Virginia Woolf, "Una stanza tutta per sè"

** Nietzsche, "Verità e menzogna in senso extra-morale"

1) Liliana da "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana", Gadda

2) Rhoda da "Le onde", Woolf

3) Emily Dickinson

4) Virginia Woolf

5) Mrs Dalloway da "Mrs Dalloway", Woolf

6) sorella di Shakespeare da "Una stanza tutta per sè", Woolf

7) Orlando da "Orlando", Woolf

8) Gabriella da "Gabriella garofano e cannella", Amado

9) Jane da "Jane Eyre", C. Brontë

10) Sylvia Plath

11) Alcione da "Metamorfosi", Ovidio

12) Ecuba da "Eneide", Virgilio

13) Eveline da "Gente di Dublino", Joyce

14) Lisabetta da "Decameron", Boccaccio

15) Diana da "Metamorfosi", Ovidio

16) Didone da "Odissea", Omero

17) Eva da "Eva Luna", Allende

giovedì, 03 aprile 2008
 
In nova fert animus mutatas dicere formas corpora.
Ovidio, I, 1
L’estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi.
 
 
 
I know you'll be a star*
 
l'equilibrio del reale non esiste**
                 1H + 1H → 2H + e+ + νe ***
 
«L'uomo non è unico, bensì duplice [...] l'uomo sarà conosciuto come un sistema di entità multiformi, incongrue e indipendenti»[dr Jekyll]("Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde",Stevenson)
 
Raggiunte temperatura e pressioni ottimali la fase di espansione può iniziare.
 
2H + 1H → 3He + γ+ 5.49 MeV
 
Continua e inderogabile lotta alla gravità, l'obiettivo agognato e inflazionato: "equilibrio idrostatico".
 
 
«Ci vorranno ore e ore prima che possa spegnere la luce e giacere a letto sospesa sul mondo, prima di poter lasciar cadere il giorno, prima di far crescere il mio albero, vibrante in padiglioni verdi sulla mia testa. Qui non posso farlo crescere. Qualcuno bussa. Fan domande, interrompono, lo abbattono.»[Rhoda]("Le Onde",Woolf)
 
3He +3He → 4He + 1H + 1H + 12.86 MeV
 
Emissione di luce, caldo tepore radioattivo davanti al quale assisto rassegnata,seduta su un meteorite mi gusto il giro turistico nello spazio tempo.
 
"Stiamo finendo l'idrogeno" gridano da dentro, spaventati. Svito la pelle, controllo all'interno. E' rimasta solo una bombola di prozio, inizio a dirigermi fuori dalla sequenza principale. Saluto tutti i coinquilini, la palazzina G la F e la K... "Oh, Be A Fine Girl Kiss Me..." ma io vado troppo di fretta per dispensare baci, qui si seguono regole rigide che determinano luoghi e tempi, non esistono ritardi o deroghe, non esistono ripensamenti o lifting, protesi o reazioni reversibili.
 
 
diagramma di Hertzsprung-Russell
 
La gravità prende il sopravvento la fase di contrazione può iniziare.
Piano, piano si spengono ad una ad una tutte le luci...all'inizio è molto bello. Anzi quasi ,quasi neanche rimpiango il caotico via vai, le feste, i fuochi d'artificio e le luci avvolgenti e irradianti delle alte sfere...quanta luce, troppa luce, così tanta luce da amplificare brufoli e peli superflui, egoismi e ossessioni, insonnie e bulimie esistenziali, celluliti e ritenzioni idriche mentali. Assaporo la tranquillità della provincia cosmica, giro granelli di protostelle nella mia nebulosa calda, con cucchiaini in neutroni si fa tutto più difficile ma qualche sfizio mi concedo ancora il lusso di soddisfarlo...osservo fuori, una luminosa e familiare nebbia avvolge tutto intorno. Mi sento protetta. Fiamme metaniche mi riscaldano, rilascio energia, malinconica rassegnazione, felice sconfitta nella presa di coscienza. Atmosfera soffusa, appena sussurrata, luce timida finché rimane ancora un po’ di elio per ricevere amici e presenze di lunga data che continuano, nonostante tutto, a bussare alle mie infinite porte. Ognuno ad un uscio diverso; ognuno con un fiore, una risata, un suono, una paura, un bisogno diverso.
 
«Coglierò dei fiori; ne farò una ghirlanda li stringerò forte e li offrirò- oh, a chi?[...] Svengo, vengo meno. Ora il mio corpo si sgela; sono disciolta, sono incandescente.[...] Raccoglierò i miei fiori e li donerò- oh, a chi?»[Rhoda]("Le Onde",Woolf)
 
Pauli mi rimprovera ricordandomi agitato: "due fermioni identici, non possono occupare lo stesso stato quantico !!!". Ma io voglio esplorare la materia in tutte le sue forme, dall'interno, dall'esterno, obliquamente e sottosopra...discendente diretta della stirpe di Eva, nuova Pandora punto i piedi e mi mostro nella mia poliedrica essenza, camaleontica anima proteiforme. Destabilizzo la materia attraversando i muri delle convenzioni, delle prese di posizione e delle intransigenze. Mescolo paradigmi e teorie alla ricerca di risposte che dimostrino la necessaria assenza di risposte, navigo in centinaia di caratteri, periodi, virgole e punti, con il remo sposto i nuclei che si avvicinano e si aggrumano alla chiglia nel mare di elettroni nel quale percepisco paura chimica e disorientamento molecolare. Ovidio cerca di rassicurarmi ,"omnia mutantur, nihil interit"(tutto muta, nulla muore), continua a ripetermi mentre sollevo lo sguardo nella disperata ricerca di un faro. Dove siamo? Dove sono? Possibile che l'oceano sia così vasto? Da quanto tempo navigo? Con quanti ancora condividerò un tratto di traversata?
As if the Sea should part
And show a further Sea
And that - a further -
                                                                                       (Emily Dickinson)
 
ll mare continua nel suo sadico gioco, allontana la riva ogni qual volta tento di attraccare, le luci si fanno sempre più distanti e così i focolari e le finestre, le tavole apparecchiate, i saloni e le risate...si sfumano gli altri, i volti e i ricordi. Uno strano tepore mi avvolge al centro dell'oceano con l'acqua fredda e salata alle caviglie, nel buio umido e odoroso del mare.
 
So we beat on, boats against the current, borne back ceaselessly into the past.[Nick Carraway] ("The Great Gatsby", Fitzgerald) [così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato]
 
 
  "Fatata te Miti" [te Miti: vicino al mare]"
 
 
Il canto della Sirena
 
"L'eroe [...] è diventato adulto nella sofferenza [...] si è consolidata in lui l'unità della vita individuale, l'identità della persona. [...] L'impulso di salvare il passato come vivente, anziché utilizzarlo come materia di progresso, si placava solo nell'arte [...]. Finché l'arte rinuncia a valere come conoscenza, escludendosi così dalla prassi, è tollerata dalla prassi sociale come il piacere. Ma il canto delle sirene non è ancora depotenziato e ridotto a pura arte. Esse sanno «tutto ciò che accade sulla terra che tutto nutre»"****...
 
 
 
Sirena senza voce succube del canto altrui, bendata, legata di spalle alle compagne, inerme e accondiscendente ai flussi marini, al freddo notturno, all'oppressione del sole che rovente secca e sgretola carne e squame. Sola. Essa stessa vittima dell'inganno del "lieto ritorno", dato in prestito il suo proprio "sè", gli occhi rivolti all'interno: guarda. Si guarda: vuoto, interminabile, sconfinato, cosmico vuoto. Guarda la sua voce intrappolata proprio lì, in quel cantuccio sotto al fegato. Con una mano l'afferra, l'osserva: è chiusa in un sacchetto di raso morbido, di un rosso elegante e caldo, a sua volta imprigionato in una gabbietta senza serratura che gronda  "lei". Gronda sangue e carne, gronda gioia e sofferenza, pensieri vivi e aborti d'idee. Non sente dolore, non vede, non ode, non parla. Sorride. Ride. Piange. Dorme. Depositaria inerme dello scibile umano stanca d'impossessarsi di vite e di tempi e di storie. Sa già, voleva aiutare gli innumerevoli Ulisse e per questo punita. Scardinare la porta del Tempo e del Perché comporta punizione eterna ed eterna contemplazione dopo "l'illuminazione" folgorante della "conoscenza", temibile e agognata, la visione di Itaca e Penelope per troppo tempo rimasta miraggio vuoto e muto ora nella mezza creatura è vivida e sonora ma incatenata. Chiusa anch'Essa nel sacchetto sinuoso e vermiglio. Visione inutile e inutilizzabile intrappolata nella mente ancora acerba e avida che ora sconta la sua pena.
 
Nei giorni di sole tiepido e vento mite, quando di navi ne passano poche, Le sembra di notare che il lento scorrere del mare - e del tempo- abbia ammorbidito i nodi e sente lo spessore del cordame diminuire. Le sembra che l'oscurità delle bende lasci entrare, tra le trame degli innumerevoli strati di tessuto, flebili ma caldi raggi di sole che per un istante infinitesimo sembrano illuminare l'interno del corpo cavo e chiarire ogni angolo, ogni incanalatura, di una luce vera e limpida, rassicurante nella sua sincerità e purezza candida e severa. Un gabbiano, mandato dalle sadiche compagne e da Nettuno in persona, Le tira i capelli. Buio. Freddo siderale. Vento come schiaffi e come pugni Le rendono livida la pelle, porcellana irreale triste di bambola antica. Torna l'ottusa incoscienza nell'onniscienza inutilizzabile di per sè, svuotata d'azione e senso. Nessun Prometeo, nessun Teseo in soccorso. Di Lei nessuno ha memoria. Il Tempo ha parcheggiato il Suo "io" insieme a quello dei naviganti distratti tra specchi e riflessi, altari in declino sacrificati a divinità pigre che sorde godono dell'Eterno. Lei sogna di domestiche mura coralline e tra le macerie un canto le si spezza nella gola da tempo muta «aedibus in mediis nudoque veterrima laurus, incumbens arae atque umbra complexa penates. Hic Hecuba et natae nequiquam altaria circum, praecipites atra ceu tempestate columbae, condensae et divom amplexae simulacra sedebant...»*****...
 
 
 
 
 
 
* "Black", "Ten", Pearl Jam
** "Le Avventure dell'Allegoria tra il Fantastico e il Reale" Wladimir Krysinki, "Il Fantastico e l' Allegoria" a cura di Francesco Muzzioli, University Press
***reazione nucleare: fusione dell'idrogeno attraverso il ciclo protone-protone responsabile dell'emissione di energia delle stelle nonché della loro nascita ed espansione.
****"il canto delle sirene", Dialettica dell'illuminismo, Horkheimer, Adorno
*****Eneide II libro(512-517), Virgilio [«in mezzo agli altari e sotto la nuda volta del cielo c'era un grande altare e vicino un antichissimo alloro, che copriva l'altare e che abbracciava l'ombra dei penati. Qui Ecuba e le figlie come colombe fuggenti dalla nera tempesta, inutilmente raggruppate attorno agli altari e avvinghiate ai simulacri degli dei sedevano"]
 
 
postato da: 0alcione0 alle ore 16:19 | Permalink | commenti (15)
categoria:in onore al re lucertola, ipostatizzazioni
giovedì, 28 febbraio 2008

e rimandi la mia guarigione*

tutte queste immagini, strette nel mio pugno, sono solo tue: te le sto porgendo. prendile e, ti prego, per un pò lasciale lontante dal mio sguardo e dalla mia mente. le vedi quante sono? svicolano tra le fenditure delle dita come minuscoli ragnetti rapidi e leggeri. come acqua erodono e scavano. creano grotte e cunicoli nei quali mi perdo e non trovo uscita.

 ** CaCO3 + CO2 + H2O <­­> Ca(HCO3)2
grotta profonda e buia dove tutto è fermo e silenzioso. tentativo di sussurro che viene smorzato, l'acqua filtra ma non obbedisce alla gravità: sospesa. li vedi questi graffiti? i loro colori e le storie che raccontano? ci sei anche tu: illuminato dall'incerta luce di un fuoco posticcio. sei la platonica mìmesis mimèsis, la nietzscheana metafora della metafora..un' X vuota che aspetta che come nuovo adamo io le dia un nome, una forma. ma vedo sfocato e i contorni sono incerti. quanto ho corso, ripercorrendo gli stessi incroci e ritrovando le stesse figure, al mio passaggio, fisse e vive come al principio.
echi di passi e corse risuonano tra le pareti calcaree. il respiro affannato rimbomba tra le rocce ed è un suono assordante che si unisce a quello delle figure che prendono vita e che si uniscono alla corsa. cieco e disperato circolare inseguimento. boccaccio mi ricorda divertito l'avventura di nastagio e se la ride al sole, accarezzando l'erba e discutendo del tempo con seneca che sdegnato non butta nemmeno lo sguardo all'interno del ventre umido e scuro della terra, inorridito da tanto spreco di energie. non voglio rimanere ancora ad osservare sadiche pareti colorate ecco perchè ti cedo in custodia i miei disegni. non sono ancora pronta per osservarli...è ancora troppo viva la scelta dei colori e delle forme, le decisioni riguardo la composizione e la grandezza della tela, le discussioni e le riflessioni sui chiaro-scuri e sull'angolazione.
le gambe cedono. cado. ci vuole tempo per rialzarsi. la fatica è troppa e i battiti devono regolarizzarsi. il respiro deve riprendere il suo ritmo. la luce, però, è più vicina e anche le figure si sono fermate un attimo. le sento chiacchierare lontano. lo scoppiettio del fuoco mi sembra affievolito e così anche la sua luce e la sua cappa di fumo e anidride carbonica stordente che obnubila e infiacchisce la mente e gli occhi sembrano attenuarsi. mi riapproprio, tramite un complesso e articolato meccanismo di osmosi, di tutta l'acqua riversata dal mio corpo nel tragitto. dalle pareti riprendo tutta la linfa che mi è stata tolta e che ancora, ad ogni minima distrazione, mi siprova a portar via.
"non toccare la punta! non toccare la punta!!!" m'implorano in coro le stalattiti. "perchè vuoi impedirci di accarezzare le nostre figlie?!". le piccole stalagmiti di risposta iniziano un lamento lungo e doloroso che dalle profondità più remote raggela e pietrifica il movimento. ma io recupero da ogni canaletto e infiltrazione l'acqua rubata, vitale e necessaria. vicina a leopardi: la natura mi è nemica, vuole imprigionarmi tra rocce calcaree e terriccio.
a te non importa. stai bene qui: sicuro, isolato e fermo. nemmeno hai provato ad inseguirmi. preferisci ripassare i tratti e riempire i pochi spazi bianchi che passi in rassegna nei disegni. tra ogni dita un colore diverso. la perfezione del nulla. il ricamo di una tovaglia che non utilizzerai mai: non hai nessuno da invitare alla tua tavola. spaventata e rassegnata vado avanti, non sarò la tua lotiana consorte, non mi volto indietro. per questo ti lascio custode di queste immagini e del riflesso di me. come titano diventrai un tutt'uno con la terra e con lo spazio. con il tempo e con l'acqua. con il fango e con i cristalli. colosso misto d'interiora e sensi. possente e sicuro nulla ti spaventa nella tua straziante solitudine. disperato bisogno di definirti e circoscriverti nei passi, marcando il territorio in modo serratamente disperato. non ascolti e non mi guardi. procedi parallelo e distante. sordo e annoiato. muto. partecipante passivo alle rotazioni e rivoluzioni planetarie non ti chiedo altro che proteggere il riflesso del mio riflesso rimasto imprigionato nella grotta.
*: Goccia, Cristina Donà
**:
[reazione chimica reversibile: dal carbonato di calcio e l'acido carbonico si ottiene il bicarbonato di calcio. questo è il processo di formazione dei fenomeni carsici (stallattiti e stalagmitti), ossia l'erosione della roccia in zone carbonatiche con formazione di grotte, foibe e depressioni carsiche]
 
venerdì, 15 febbraio 2008

c'è una ferita in fondo al cuore
                                                               grande come non l'hai vista mai...

c'è un grande salto in fondo al cuore
prima deserto, adesso un'oasi..
via i cancelli per favore,
che non mi servono più.


                                         via le lame dal mio cuore,

via le cose che lo umiliano ...                                                            

                               guarda adesso come piove
sui sentieri in fondo all'anima                              
storie che non hanno odore,

                                                                                                          è la mia realtà...
vorrei dare un nuovo nome,
nuova linfa a tutto quel che c'è..
ma ogni cosa è una ferita
che mi ricorda te.

                                                                                            [Cristina Donà- Labbra Blu]

troppo spesso le parole feriscono e i ricordi squarciano la pelle e la carne viva si affaccia indifesa e sanguinante all'aria sadica e pungente che ad ogni soffio o movimento brucia e tira come mille piccole invisibili lame che penetrano in profondità. Polifemo con l'occhio rivolto all'interno non si cura di ciò che è al di fuori di sè. osserva tutto con pacata e ottusa sicurezza. incapace di vedere e di capire, indolente alla "conoscenza" che Ulisse gli porge in un isolato caso di debolezza, prima di accecarlo, mentre gli dei si distraggono per un momento.

ma Polifemo è sordo all'invito e spaventato lancia i massi verso i suoni confusi e resi vaghi dal dolore che rende inermi e soli, sordi e ciechi. si sente scomparire, rimpicciolirsi fino ad essere un misero granello di terra sormontato da monumentali fili d'erba e titanici fiori. non riconosce più lo spazio che lo circonda: inciampa, cade, ruzzola lungo la scogliera. cade in mare. l'acqua sembra lenire per poco il fuoco che sente divampare in mezzo alla fronte. svuotato e perso. subito il sollievo scompare. la carne brucia. il cuore si stringe così tanto da fargli venire da piangere..ma subito si rende conto che nemmeno più il pianto gli è concesso. giustizia divina e celeste. si sente venir meno. è possibile tutto questo? non c'è grazia nè perdono? Schumann gli ricorda che tutto è vano, che non c'è redenzione..glielo sussurra nelle orecchie sorde che fischiano per il dolore. non può sentirlo: nessun conforto nemmeno nella condivisione del male. Forse stavolta abbiamo esagerato? si domanda candidamente Zeus. ma subito le grida corrotte e voluttuose di Bacco e Afrodite lo distraggono e corre anche lui nel patio tra danze e nettari.

[...]

E' il mare che senti in me,

le sue insoddisfazioni?

O la voce del nulla, che era la tua pazzia?

L'amore è un'ombra [...]

Ho patito l'atrocità dei tramonti.

Bruciati fino alla radice

i miei filamenti rossi ardono ritti, una mano di fili di ferro.

Ora mi rompo in pezzi che volano intorno come clave.

Un vento di tale violenza

non tollera neutralità: devo urlare.

[...] Sono abitata da un grido.

Di notte esce svolazzando

in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare.

Mi terrorizza questa cosa scura

che dorme in me [...]

Le nuvole passano e di disperdono.

Sono quelli i volti dell'amore, quelle pallide irrecuperabilità?

E' per questo che agito il mio cuore?

Sono incapace di maggiore conoscenza.

[...]

Queste sono le colpe isolate e lente

che uccidono e uccidono e uccidono.

[Sylvia Plath- Olmo (trad. Anna Ravano)]

davanti al tempio delle vestali ci sono le rose. a giugno il loro compito è quello di accogliere le matrone con le giovani figlie che danzano attorno a loro, colorate e profumate. un cerchio di vesti candide e bianche che mosse dal vento innalzano la loro preghiera. ci stai ascoltando? ci guiderai nei momenti di titubanza e paura? ci aiuterai a far regnare la pace e il decoro nelle nostre dimore? Vesta ci senti?!  ma Vesta sonnecchia adagiata su un triclinio con la brezza tiepida che le accarezza il viso e i capelli morbidi che scendono dai cuscini. a Rea Silvia piacevano le rose? chissà dal suo corpo quali fiori la terra ha fatto sbocciare...chissà se Marte si ricorda di lei oppure si è confidato con qualcuno là, nell'Olimpo. è rimasta sola. il sacro fuoco si è spento. ne è valsa la pena? cosa in cambio? non è questo il punto le balena alla mente... ma in fondo: cos'altro da desiderare?

Il mio amore non vuole essere dolore

ma dolce e tenera gioia

Il mio amore non vuole essere tormento

ma calmo e rassicurante conforto

Il mio amore non vuole essere silenzio

ma sonora e vibrante risata

Il mio amore non vuole essere fermo

ma audace e sensuale movimento

Il mio amore non vuole essere freddo

ma affettuoso e domestico calore

Il mio amore non vuole essere un comando

ma una cosapevole e libera scelta

Il mio amore non è detto che voglia essere solo

Il mio amore non è detto che sia facile

Il mio amore non è detto che sia falso

Il mio amore non è detto che sia tu

[novembre 2005]

Quando viene, verrà senza avvisare,

proprio mentre mi sto frugando il naso?

Busserà la mattina alla mia porta,

o là sul bus mi pesterà un piede?

Accadrà come quando cambia il tempo?

Sarà cortese o spiccio il suo saluto?

Darà una svolta a tutta la mia vita?

La verità, vi prego, sull'amore.

[Auden- La verità, vi prego, sull'amore]

 

 

 

giovedì, 17 gennaio 2008

Era, come se il cielo avesse

baciato la terra silenziosamente,

ed essa nello splendore dei fiori

dovesse sognare soltanto di lui.

L'aria spirava per i campi,

le spighe ondeggiavano lievi,

i boschi stormivano sommessi

la notte era tanto stellata.

E la mia anima dispiegò

le sue ampie ali,

volò per le contrade silenziose

come se volasse verso casa.

a Kreisler capita spesso di "spezzettarsi". con sadica e masochistica precisione calcola l'attimo esatto in cui trasformarsi. già, tutti riuniti nella stanza, al buio attendono le note. imprvvisazione. silenzio, nessun respiro. ognuno trattiene se stesso dal perdersi con le sue dita che intanto scorrono sicure e pesanti sulla tastiera: l'ascesi verso l'agognato "altrove", un crescendo cromatico che spezza il respiro. cresce, sale, sale, sale e modula ancora, più forte e ancora, sta per risolvere, ecco, ecco l'accordo che finalmente riporterà a respirare e... Kreisler si ferma a modulazione aperta, gli stomaci si comprimono, nessun pensiero: salta sul piano e canta a squarciagola uno scherzo, una canzonetta, un gioco. volontariamente si spezza e frammenta, coscientemente consapevole della sua paura dell' hic et nunc che avvilisce e che atterra, che ci rende succubi di noi stessi, continuamente riflessi nell'altro, mai sinceramente noi, persi in una bugia in cui noi stessi ci siamo rinchiusi. prigionieri di noi. speventati. fobici. volontariamente ciechi. ribattutti che ipnotizzano e figurazioni che ciclicamente ritornano. nulla viene mai realmente consluso, niente è mai definitivamente completo. continui ritornelli, riproponimenti, tesi sempre aperte. tutto viene ripreso e rielaborato. nulla è mai sicuro. niente viene impacchettato. la dimensione del dubbio ci inghiotte: le magnifiche sorti e progressive!

kreisler

chissà se anche tu ogni tanto ricordi...

op 16 kreisleriana

...Eco passegera e crudele

aggrappata alle idee, paracadute d'immagini e parole: la resistenza all'aria è minima, la caduta è rapida.

ho riletto più volte tra le righe, so a memoria anche gli spazi. ho ascoltato più volte, dividendo i suoni, gli intervalli, le singole note. ho cancellato e ridisegnato i contorni in più tentativi. ho sporcato tanti fogli, colorate tante tele. ho usato pochi colori ma li ho sempre mischiati insieme. si può fare di meglio, mi è stato detto. il tratto è ancora incerto. la tecnica non ancora pronta: le dita sui tasti, a volte, tentennano e spingono poco.

sei una leggera ma costante presenza che fa sì che non dimentichi mai il freddo, la pioggia, il buio e la notte. l'altrove in cui ero e per il quale ora sono estranea. del quale conoscevo ogni curva, ogni dosso e ogni masso. ogni filo d'erba e ogni bivio. ogni risata e ogni cruccio. ogni silenzio e ogni dubbio. le certezze e le foglie, ogni nuvola, ogni briciola. le finestre e le stanze che ora vuote e chiuse escludono lo sguardo.

tutto quel che serve ce l'abbiamo già. si nasconde negli angoli e trattiene il fiato. ma quando farà capolino anche Kreisler concluderà la modulazione. non ci sarà nessuna canzonetta e nessuna arlecchinata triste e deviante. nessuna maschera devierà il riflesso o lo manipolerà. io sarò te e tu sarai me. tutto quel che serve c'è sempre stato e sempre ci sarà. è l'unico punto. la tonalità fondamentale, originaria e originale. le altre sono trasposizioni che l'avvolgono e la soffocano, come mobili plastificati in una vecchia casa. apri le finestre! fa passare l'aria! scarta tutto e assaporane gli odori. tutto ciò che serve siamo noi.

* Mondnacht

Es war, als hätt' der Himmel

Die Erde still geküßt,

Daß sie im Blütenschimmer

Von ihm nur träumen müßt.

Die Luft ging durch die Felder,

Die Ähren wogten sacht,

Es rauschten leis die Wälder,

So sternklar war die Nacht.

Und meine Seele spannte

Weit ihre Flügel aus,s

Flog durch die stillen Lande,

Als flöge sie nacht Haus.

Liederkreis, testi di Eichendoff e musiche di Schumann, op 39