
We face the path of time
And yet I fight
And yet I fight
This battle all alone
alice in chains, "nutshell"
Questo senso di inettutudine e inconcludenza, di abbandono e d'inadeguatezza, di "lasciato a metà", d'insepresso timore anche quando l'amore è avvolgente e sincero intorno, rende l'aria ancora più carica di senso di colpa e insofferenza. Di rabbia nell'essersi lasciati andare, trasportati da una corrente cieca e fredda: non riesco a risalire il fiume. Dalla cascata sono semplicemente passata in un altro affluente ma sono sempre immersa nel freddo e nel buio. Ogni tanto mi faccio forza e riesco a far emergere gli occhi e vi vedo: ti vedo mentre mi abbracci prima di addormentarti e poi inizi a russicchiare, vi vedo mentre discutete apparecchiando la tavola, ti vedo mentre suoni il piano, ti vedo mentre guidi la macchina e inizi a lamentarti del traffico, ti vedo quando mi fissi mentre mangio e ti dico di smetterla.
Però poi vengo ritrascinata giù e non riesco ad uscire da sotto le coperte e mi fa stare male il pensarmi tra gli altri, il prendere la metro, seguire le lezioni, fare benzina, tornare a casa e avere la sensazione di non servive a niente. Suonare, studiare, pensare, fare le file, prendere gli appunti, ripetere, fare le scale e gli arpeggi, tornare a casa, sistemare il demo, scegliere i suoni, le parole, i comportamenti da sola: sempre da sola, tutto da sola. Sentirmi stupida: sempre da sola. Come fate? Qual è il segreto?

Mi risulta più semplice perdermi il sole e la gente, me stessa e le note e le parole: sotto alle lenzuola niente mi tocca e vivo tutto ciò che voglio, nessuno mi fa sentire stupida o inadatta...ecco che l'acqua ha riempito la stanza e mi trascina giù, di nuovo. Voglio risalire ma ho paura di essermi abituata: nessuno ha notato la differenza.
E' cambiato tutto per me e la crudeltà del "reale" è far sì che tutto continui, spietatamente, ad andare avanti. Presuntuosamente avrei gardito un bello stacco spazio-temporale, una contrazione universale seguita da una nuova rinascita cosmica, uno stop molecolare che sottolineasse il tutto.
Invece tutto scorre: panta rei: nelle classi si fa lezione, gli altri allievi continuano a studiare Sor e Giuliani, le altre automobili vengono portate a fare benzina, le altre persone continuano a fare spesa e a superarti anche mentre ti dicono: ora riprenditi e riposati e poi riprendi tutto. Intanto loro sono corsi avanti e più ti riposi e più soffri nel rimanere indietro e più rimani indietro più non senti la forza per recuperare la strada e sembra tutto così crudele e assurdo. Se io mi fermo per un minuto, tu, voi non vi fermerete con me, mi lascerete indietro...ecco, la corrente mi porta sempre più giù.

Che senso ha svegliarsi, studiare, faticare, perdere quattro, cinque ore su un pezzo di legno, stare su Adorno e su Bachtin quando capisci perfettamente che non importa. Tu lo fai ma non importa. Smettila di fare tutto quel che stai facendo e che pensi, o che hai creduto fin'ora, avesse un senso: senti? la lancetta continua a contare, il televisore non ha smesso di blaterare, la tua compagna non ha smesso di prendere appunti, la musica non ha smesso di suonare.
Non credo di avere la forza di volontà necessaria per "la vita per la vita", per "lo studio per lo studio", per "l'arte per l'arte" e per "il cibo per il cibo", "il dormire per il dormire", "il sesso per il sesso", "l'amore per l'amore", "il socializzare per socializzare". L'autorealizzazione non dovrebbe essere solo interiore, dovrebbe essere sociale ed extrasoggettiva. A che scopo? Perchè? C'è davvero un senso diretto alla vita che facciamo o deve, necessariamente, essere legato all'intricata massa "socio-economico-politico-religiosa " in cui viviamo e che siamo?
Ancora non ho capito perchè continuo a fare ciò che faccio dopo aver vissuto/imparato ciò che ho vissuto/imparato: cos'è che mi fa ottusamente andare avanti conoscendo il dietro le quinte di ciò che ho scelto? Perchè mi sento imprigionata in una tristezza e solitudine senza fine, in un senso di colpa e inettitudine che non dà tregua? Perchè anche se so che, teoricamente, dovrei essere machiavellicamente l'artefice del mio destino mi sento manovrata da una coscienza che tanto cosciente non è? Cos'è che mi blocca che mi frena che mi..glu glu glu-------------------plof.
Domani ci riprovo e so che sono rimasta fuori da me per tanto tempo, così tanto che devo rifamiliarizzare con me giorno dopo giorno, nota dopo nota, pagina dopo pagina. Voglio ricominciare a godermi tutto il sole che c'è e anche la pioggia e tutte le ore e i minuti che sto perdendo e sprecando (?) ma più me lo ripeto più fallisco e le mattine diventano pomeriggi e anche se faccio finta di correre con gli altri, alla fine della batteria giornaliera, a me rimane un terribile fiatone.
categoria:semplicemente, lobotomie svendo tutto, in onore al re lucertola, popular mechanics, stupida prima persona singolare





mostrare il biglietto al controllore, arrivare a Torino, citofonare a Baricco e (sempre con la stessa espressione) infilargli le pagine "più belle" giù per "lo tubo digerente", ripercorrere all'inverso il tragitto e finalmente dormire sonni tranquilli.) :





















